| Questa America |
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giovedì, dicembre 04, 2003
di Laura Zanetti Se non è solo Susan Sontag, una delle grandi coscienze d`America, a qualificare George Bush "questo orrendo signore del Texas", ma anche il 54% degli americani, se la California, terra da dove partì Beat Generation che cambiò il mondo, ha manifestato in maniera straordinaria contro le guerre in medio-oriente, se sulla Wilshire blvd, davanti al building degli Uffici Federali c`è una staffetta quasi costante di pacifisti, a poco più di un mese dalle amministrative, è ancora legittimo chiedersi : perché ? Perché la California ha un governatore di nome Arnold Schwarzenegger ? Come per Bush, Susan Sontag non usa mezzi termini: " E’ un idiota, ma è famoso" e riferendosi a Terminator, a quel personaggio grottesco, aggiunge " rappresenta l’immagine della violenza, qualcosa che e’ di moda qui negli EEUU. Mi dispiace per la California e per la politica autentica che sta prendendo la stessa strada della musica classica. Ormai nessuno ascolta più Mozart, ma le Spice Girls". Qui, a Los Angeles, negli ambienti della cultura, lo sconcerto è forte come l’inquietudine e la preoccupazione tra la minoranza ispano- statunitense per quelle scelte implicitamente razziste fatte proprie dalla piattaforma politica di Schwarzenegger, che vanno ad acuire il potenziale conflitto da ambo le parti della frontiera , anzichè fortificarne i rapporti. Anche in California quindi, forte per essere socialmente l ‘espressione più autentica che "insieme" si può, nel rispetto delle diversità etniche, forse e’ venuto a mancare quel antidoto che sta nel sapere distinguere il significato dei verbi "credere" e "sapere". Sapere, ad esempio, che l’economia californiana regge sulla manovalanza messicana a basso costo e che già il termine "illegale", nei confronti del messicano sprovvisto di documenti è immorale. Che la recessione economica della quinta potenza del mondo, non è da attribuire all’amministrazione precedente, ma al crollo del mercato del software, dovuto alle speculazioni selvagge, spiega Massimo Ciavolella, Direttore della Cattedra di Italiano presso la University of Los Angeles at California. "Chiunque avesse uno straccio di dottorato scientifico, aveva della chance qui in California. Ora le uniche aziende che assumono con compensi da capogiro sono quelle militari. Si, la peggior cosa che ho sperimentato vivendo qui, è capire il reale potere che ha il settore bancario e militare", commenta Dario Gnani 32 anni, di Ferrara , laureato in fisica e da tre anni cameriere in una trattoria a San Francisco, che aggiunge "è il mio parcheggio, in attesa di tempi migliori. Meglio qui comunque, dove è come essere dentro un viaggio continuo per la mescolanza di razze e culture, che giù nell’ Italia di Berlusconi". Si e’ proprio così. Stare in California e’ come essere in viaggio continuo dentro una terra che produce, nel bene e nel male, un’ immensità ’di valori in modo così potente e veloce, davvero difficile da raccontare. Federico Rampini, inviato speciale di La Repubblica a San Francisco,ospite alla III° Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, curata da Clara Celati, addetta culturale presso IIC, così lo spiega:"I lettori italiani ritengono di sapere già tutto sull’America,ed in parte è vero,ma e’ sempre più difficile raccontare questa America dopo l`11 settembre. Qui l`11 settembre condiziona ancora. In Europa no. Il livello stesso di incomprensione tra Stati Uniti ed Europa e’ sempre più alto, quindi raccontare qualcosa di nuovo, raccontare la verità è una missione sempre più difficile per un giornalista. Spiegare ad esempio il modello di mobilità di questo paese. Che cosa succede quando c` è una recessione e migliaia di ingegneri sono disposti a trasferirsi sull’ altra costa con un pendolarismo di 6-7 ore giornaliere.C`e’ una differenza di civiltà difficile da trasmettere. Stare in California significa anche conoscere che tra Los Angeles e San Francisco c`e’ una rivalità pari a quella esistente tra Milano e Roma, ma che la caratterizzazione razziale del crimine, così tangibile in Italia, qui non esiste." Stare in California, solo per un mese, come cittadina di un piccolo stato europeo significa anche conoscere la cesura insopportabile che c`è tra ricchezza estrema ed estrema povertà in una nazione senza stato sociale, che la conurbazione losangelina ha una certa similitudine con quella dell’Italia padana e pur non essendoci una reale compenetrazione delle culture, il numero di matrimoni multietnici, nella seconda generazione, è così alto, da far pensare che in un futuro, non poi così lontano, alla domanda " gruppo etnico?" la risposta sia semplicemente "umano". Forse è questo che la California può ancora insegnare all` Europa."Per tutto il resto," assicura il Prof. Ciavolella, " questo Paese è molto simile all’ Italia. Fortunatamente ha grandi capacità di rigenerarsi economicamente , ma anche politicamente". Come dire, nessuna paura per il nuovo governatore. L`Occidente più a occidente del mondo, ha i genomi della democrazia più autentica. Saprà difenderli. Un avvertimento tuttavia, affatto banale, per i neofiti della California. Attenzione alle strade, soprattutto a Beverly Hills con i suoi giardini a cielo aperto, ma armati fino ai denti. E` tutto un susseguirsi di crepe pluriasfaltate per via delle scosse telluriche. Occhio quindi a dove si cammina. Ovviamente con tanta di assicurazione in tasca. Los Angeles, San Francisco novembre 2003
GUIDO FINK E LA SUA IDEA DI CULTURA ITALIANA A LOS ANGELES di Laura Zanetti E’ davvero confortante per chi arriva da una piccola città italiana nelle molteplici civiltà di California, scoprire che proprio a due passi da casa c’è Italian Government Cultural Office, in italiano semplicemente Istituto Italiano di Cultura. E non e’ una questione di nostalgie di bandiera o del famigerato inno, ma la sorprendente opportunità di esplorare ciò che di meglio può produrre il proprio Paese attraverso tutti i possibili linguaggi: la letteratura, il cinema, la musica, la scienza, l’arte figurativa, il design, la moda, la cucina, il folklore. E ovviamente la lingua italiana, la più raffinata di tutte le lingue,si sente dire in California, richiestissima da ogni fascia d’età e da una Jody Foster mattiniera che si infila in un’aula comune con il suo quadernetto tra le mani .Venendo dalla centralissima Wilshire bulv con alle spalle Santa Monica, basta seguire Hilgard ave,il viale alberato che a sinistra porta dritto dritto alla University of Los Angeles at California. Al numero 1023 ha sede l’Istituto Italiano di Cultura con un programma culturale che ha guadagnato sempre più visibilità e prestigio per l’impegno intensamente produttivo di Guido Fink, direttore uscente, anglista, filologo, grande esperto di cinema e membro nella giuria del premio Viareggio. Prof. Fink, l’Istituto è passato dalle 80 iscrizioni, di qualche anno fa per i corsi di lingua italiana, alle attuali 800, con oltre cinquemila presenze annue per le varie manifestazioni, confermando lo straordinario successo del "made in Italy", anche in campo culturale: Volevo creare una rete di affetto o almeno di consuetudine tra chi di fatto gestisce ed il frequentatore. Il merito non è solo mio, ma di tutto uno staff eccezionale nelle persone di Giovanna Zamboni-Paulis che con Alma Ruiz gestisce Spazio-Italia, il meglio dell’arte contemporanea italiana e delle grandi mostre traslate nei piu’ prestigiosi musei sanangelini, di Rubens Piovano entusiasta curatore del website: htpp/www.iicusa.org e dei corsi di lingua italiana, di Clara Celati, addetta culturale, responsabile dell’IIC, che ha dato vita ad una superba settimana della lingua italiana nel mese di ottobre. Poi un aspetto da non sottovalutare: il Building,che ospita l’Istituto, venne acquistato dodici anni orsono dall’Ucla,che versava in difficoltà finanziarie. Fu un’operazione davvero efficace, che ci permise di investire in cultura anziché in affitto. Prof. Fink come può un filologo italiano tradurre in America "l’idea di cultura"? Mi rifaccio a Terry Eagleton. Nel suo saggio The Idea of Culture scrive che tale parola rimane tra le più complesse e difficili da definirsi. La cultura è una forma di attività tutt’ altro che astratta. La stessa radice latina lo spiega colere -coltivare -venerare- proteggere , da cui culto e la stessa parola cultura si pone dialetticamente tra l’idea di mutamento e l’idea di identità, fra ciò che è dato originariamente e ciò che si crea, tra artificio e natura. La cultura italiana, nella dimensione sanangelina l’ho intesa come dovevano essere intesi fin dall’inizio questi Istituti: non tanto per gli emigrati, ma per gli italoamericani. Nella Sua preziosa relazione di fine mandato appare chiara la predilezione per il concetto di cultura fornito da Raymond Williams piuttosto che quello sostenuto da Thomas Stravn Eliot: Si, ho voluto sperimentare il concetto di cultura più operativo possibile, coinvolgendo il Consolato, le Istituzioni culturali e accademiche, l’Ente del Turismo , l’Istituto del Commercio con l’Estero. Sul piano della collaborazione vorrei ricordare il rapporto di privilegio tra Istituto e la University of Los Angeles at California, con la quale abbiamo condiviso tante importanti iniziative in campo letterario con docenti quali Remo Ceserani, Roberto Fedi, Romano Luperini, Carlo Ginzburg,Remo Bodei, poeti come Giancarlo Majorino, Antonio Riccardi, Elio Pagliarani e il teatro di Paolini.Ma vorrei sottolineare che c’è stata da parte dell’Istituto una attenzione particolare verso i tanti aspetti culturali legati anche all’artigianato, al design, al cibo. Il dott. Piovano sta ultimando con il designer Paolo Piva, l’allestimento di una cucina didattica tutta italiana proprio all’interno dell’Istituto e affacciata sul patio. La cucina si sa, crea ottimismo ed quaggiù c’è un amore tutto americano per l’ottimismo. Prof. Fink, a Los Angeles, così immensamente dispersiva, vi è un apporto culturale, cinematografico e musicale di grande effervescenza. Eppure in sala Rossellini dell’Istituto le proiezioni serali registrano il tutto esaurito:Si abbiamo curato le retrospettive dedicate al grande cinema italiano: Olmi, Germi, Zurlini,Taviani,Petri, Mastroianni .Ovviamente Fellini e Antonioni nell’ambito di una felice collaborazione con Cinecittà Holding, con Renzo Rossellini, con il Festival di Palm Spring e l’American Film Institute,con Ucla Film and Television Archive.e American Cinematheque , con Lacma Film Department Si sono susseguite regolarmente le proiezioni di film classici e d’archivio, ma anche quelle di giovani registi di talento come Campiotti, Muccino,Tavarelli, senza dimenticare le proiezioni dei melodrammi anni 40-50, tese a dimostrare la sopravvivenza dei "generi" anche in clima neorealista. Poi la rassegna di Venezia su a Hollywood. Grande si l’interesse tra il pubblico, anche tra coloro che sono a Los Angeles da poco o per un periodo limitato e che frequentano l’Istituto in modo critico e selettivo e proprio per questo ricco per noi di valide indicazioni. Il ’99 e’ stato l’anno di Roberto Benigni anche qui in America: Benigni ha recitato in due occasioni per l’Istituto con gli immaginabili problemi di sovraffollamento e di sicurezza. Memorabile il Canto di Ulisse in memoria di Primo Levi presso l’UCLA. Prof. Fink, dopo il cinema, l’altro Suo grande interesse, la musica pianistica: Si. E’ vero. Ho una predilezione per la musica pianistica. C’è da tempo una collaborazione costante con la famiglia Ciani che ha donato uno splendido mezzacoda Fazioli e che sa indicarci i molti e giovani concertisti di spiccato talento che vengono poi a suonare in sala Rossellini. E l’arte figurativa Professsore? Ottimi e lusinghieri i rapporti con le grandi mostre di rilievo provenienti dall’Italia e ospitate al Getty Center, al Bowers Museum di Anaheim, al Los Angeles County Museum con gaffe memorabili come quella riportata sul Los Angeles Time, relativa all’arte povera che nasceva, secondo il quotidiano, come conseguenza di una crisi economica del nostro Paese negli anni’60, per cui gli artisti dovevano ricorrere a materiali più umili e meno costosi rispetto a tele e a colori! Quarant’anni quasi, tra America e Italia ed ora il ritorno alla Sua cattedra di Filologia a Firenze. 40 anni tra Bringston, Massachusset, Harlem, New York, Berkely, Los Angeles ed il ricordo di quell’incredibile visto per l’America che mai arrivava.Ce lo vuole raccontare ? Era il ’63 ed un’indagine fatta eseguire dal Consolato americano mi qualificava come iscritto al PSI. Io sostenni, e a ragione, di non essere iscritto ad alcun partito. Mi sentii dire " un socialista può entrare in USA, ma non un bugiardo!" Qui mi aspettavano ed il visto mai arrivava. Ne parlai a Giorgio Bassani trovato per caso in treno verso Roma che organizzò un incontro al "Strega", a piazza del Popolo. C’era Moravia, Goffredo Parise, Giuseppe Giacomi, Laura Betti. Si aspettava Pasolini, che non venne. Arrivò un certo Jhon Brown che stava curando una traduzione per Moravia e lavorava al Consolato. Dopo due giorni ebbi il visto ed il rimprovero di Mister Brown " sono molto deluso perchè anche Lei,come tutti gli italiani, si è fatto raccomandare, non ha avuto la pazienza di aspettare"! Un’idea di cultura quella di Guido Fink da prendere ad esempio al di la e al di qua dell’oceano come modo collettivo di comunicare, di saper conferire pari dignità ai linguaggi creativi più diversi, siano essi astratti o più propriamente materiali. Un’idea di cultura che rende alto il prestigio dell’Italia qui California e rafforza i legami tra due Paesi per molti aspetti così simili. Guido Fink rientra a Firenze, alla Cattedra di Filologia moderna, con un non celato amore per la terra delle molte Melting Pot e un dolcissimo ricordo, carico di nostalgia: il soggiorno a Haifa , nel ’92, per un convegno, tra bambini ebrei con il kiippa e bambini arabi che ovunque portavano ramoscelli d’ulivo. Los Angeles, novembre 2003 da Interlinea per
Nuove pagine
Pagine di Critica d'arte / G.L. Verzellesi
Dalla California / L. Zanetti
Crea / N.Scardeoni
I fiori della trasparenza / N. Scardeoni
Tra polis e arete' / B. Rossi-Doria
La politica perduta / M. Revelli
La globalizzazione / M. Revelli
Semillas / C. Castello
La Carta delle responsabilità umane / P. Coluccia
Giustizia senza limiti / S. Latouche
Image / O&g
la storia dei colori / S.I. Marcos
la historia de los colores / S.I.Marcos
Buongiorno, buonasera, buonanotte / S.I.Marcos
Chi sei ? / O&g
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